Nel cuore del borgo marinaro di Schiavonea, a Corigliano-Rossano, sorge la Torre del Cupo, imponente presidio cinquecentesco che oggi si candida a diventare motore di rigenerazione urbana. Edificata tra il 1583 e il 1601 per contrastare le incursioni turche lungo la costa ionica, la torre faceva parte della rete difensiva del Regno di Napoli. La sua pianta quadrangolare, i poderosi muri in pietra, le volte interne, le scale ricavate nello spessore murario e la terrazza sommitale testimoniano la sua funzione militare, rafforzata dai due torrini con cupole emisferiche. Nel corso dei secoli l’edificio seppe adattarsi a nuovi usi: dogana francese nel 1810, caserma della Guardia di Finanza fino agli anni ’80 del Novecento.
Oggi la Torre del Cupo è al centro di un progetto di recupero che intende restituirle centralità e continuità storica, inserendola nel tessuto urbano e paesaggistico di Schiavonea. Il restauro segue il principio della “conservazione attiva”: rispettare l’impianto originario rendendolo però funzionale, dinamico e contemporaneo. La proposta prevede un mix di spazi culturali e ricreativi: aree espositive, un ristorante panoramico, un infopoint turistico e percorsi tematici. Funzioni diverse ma integrate, capaci di trasformare la torre in un polo multifunzionale attrattivo, alternativo e complementare alla vivace movida estiva del lungomare.
Elemento cardine del progetto è anche la valorizzazione dell’area verde esterna, oggi in parte abbandonata e del terrazzo sommitale con ballatoio. Tali spazi diventano giardino urbano, punto panoramico, cerniera fisica e percettiva tra torre, piazza, vie interne e lungomare. Non semplice cornice ornamentale, ma dispositivo attivo che connette natura, architettura e vita quotidiana. Questo intervento restituisce respiro al monumento, reinserendolo armonicamente nel paesaggio costiero e rigenerando una parte di città finora marginale.
La riqualificazione della Torre del Cupo si propone dunque come un atto culturale e urbano: non solo restauro di un bene architettonico, ma creazione di un luogo vivo e condiviso, capace di tenere insieme memoria, paesaggio e turismo sostenibile.